I Malintenti di Sergio Serradifalco
Intervista – In un freddo giorno di gennaio, nell’ora in cui Milano svanisce tra fumi di cocktail e Marlboro Light PillBox incontra Sergio Serradifalco, giovane discografico, cantautore e musicista siciliano. Sergio è figlio di avvocati palermitani ed ha studiato giurisprudenza, ma la sua vera passione, la musica, lo ha portato ha compiere il malsano gesto di fondare un’etichetta di musica indipendete: la Malintenti Dischi.
PillBox: Il mondo discografico planetario è in una crisi nera e dalla quale sembra impossibile uscire… e tu, Sergio, hai scelto di fondare una casa discografica indipendente in Sicilia a Palermo: la Malintenti Dischi. La prima domanda, che sorge quasi spontanea è: quali sostanze usi?
A parte gli scherzi: cosa ti ha spinto a intraprendere un’avventura nella discografia indipendente italiana?
Sergio Serradifalco: L’idea che si possa fare ancora musica di qualità, musica di cui ha bisogno il mondo.
Inoltre, ci tengo a precisare che la Malintendi Dischi è una realtà piuttosto sui generis infatti a noi piace definirla un’etichetta “dipendente”, dato che chi è coinvolto nel progetto Malintenti partecipa sempre in qualche modo al compimento, alla realizzazione e allo sviluppo dei diversi progetti discografici.
PB: Hai prodotto tre album con tre anime diverse ma tutti di grande valore – “Brucerò la Vucciria con il mio piano in fiamme” degli Akkura, “Ora ti ho” di Oratio e “Notte di Mamma” di Don Settimo – Come selezioni gli artisti da produrre e in base a quali criteri decidi di produrre un artista o una band?
SS: In realtà gli artisti si selezionano da sé, o quasi. I Malintenti sono gli artisti con i quali sono entrato in contatto e che hanno deciso di fare un percorso artistico di qualità, serio e non puramente commerciale. (Sergio suona in tutti i dischi prodotti dalla Malintenti, ndr)
PB: Parliamo dei tre ultimi dischi che hai prodotto dacci un’immagine per capire cosa trovare in ognuno dei tre album.
SS: a. “Brucerò la Vucciria con il mio piano in fiamme”: gli Akkura davanti a un Vucciriota (abitante della Vucciria quartiere popolare di Palermo) che vuole prenderli a botte. L’amore per Palermo così come è. Palermo e la sua Storia
b. “Ora ti ho”: la purezza, i buoni sentimenti, l’ingenuità, la malinconia della disillusione di non vivere in un mondo così come si vorrebbe che fosse.
c. “Notte di Mamma”: un uomo che aspetta un figlio. La formazione di Don Settimo (nome d’arte di Sergio, ndr).
PB: Come pensi si possa salvare il cantautorato italiano indipendente dall’oblio?
SS: L’unica cosa sana da fare oggi è dare un senso alla fatica di una produzione dando un valore artistico ai vari progetti. Se non si lavora su ciò che vale veramente si perde solamente del gran tempo: non c’è più spazio per dire cazzate. Se devi dire qualcosa, se vuoi realizzare un album che almeno abbia un valore.
PB: Gli ultimi tre dischi ascoltati (a parte quelli prodotti dalla Malintenti Dischi)?
SS: L’album “We are him” degli Angels of light, “Carnaval so ano que vem” degli Orquestra Imperial, “Fuochi Fatui d’Artificio” dei Virginiana Miller.
PB: Se uno ti dicesse con 70 euro in mano: “E ora che dischi compro?” tu cosa gli consiglieresti?
SS: Bill Callahan (ex Smog), Brunori Sas, Marco Parente.
Sergio avrebbe molto cose da aggiungere ma i tempi della rete richiedono risposte brevi e concise. La disattenzione e l’hyperlinking non guardano in faccia nessuno. Inoltre è l’ora dell’aperitivo e la voglia di perdersi tra i fumi dell’alcool è troppa. Il desiderio è quello di guardare un cocktail e pensare “Ora ti ho”, fumare una Marlboro e pensare che si “vorrebbe bruciare Milano con una penna in fiamme” oppure sperare che la notte non sia solo una “Notte di Mamma”.
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